Michele… perchè non ti fai più i problemi di un tempo?

“La mia parte intollerante non è per nulla interessante, perche rende rivoltante soltanto me.”
da “il testo che avrei voluto sentire” di Rezza C.

Michele… ma che ti è successo?

Premetto che sono un tuo grandissimo fan da oltre un decennio, premetto che penso i tuoi album continuino ad essere tra le cose musicalmente migliori che escono in Italia e non solo, premetto che adoro i tuoi testi, e ancor di più gli arrangiamenti, il ritmo e il flow, mai banali ma ugualmente riconoscibili e personali, premetto che penso tu sia uno dei pochi artisti e intellettuali che sembrano avercela fatta senza essersi  venduti il culo fino al duodeno; però…

Però non posso seriamente pensare quello fosse il testo che volevi scrivere. Si, ovviamente ce l’ho proprio con “l’uomo che premette”

Ma per parlare male di quel testo andrò a parlare male prima di quella che è a mio avviso la buca di nulla creativo più profonda del tuo ultimo album: Una chiave.
Gran lavoro per molti versi, gran arrangiamento, ma il testo? Michele… quanti anni hai? Possibile che tu scriva ancora pezzi per il te stesso con l’eiaculazione precoce che si sente escluso tra i banchi delle superiori perchè usa il congiuntivo e non è esaltato da 50cents? Devo aspettarmi per il prossimo album un uscita nostalgica tipo “gli anni” degli 883 e pensare a te con la calvizie incipiente che rimpiangi l’epoca in cui ti bullizzavano tra i banchi di scuola e quella in cui il tuo nome d’arte aveva un senso? (Prendila sul serio l’idea, i DJ con il comprensibile bisogno di svuotare la sala a fine serata ormai pare abbiano consumato quel disco, e le prese male cantautoriali d’epoca non hanno il mordente che serve, penso potrebbe essere il modo più furbo di monetizzare la tua crisi dimezza età).
Trovo che quel testo, e una parte in particolare circa “l’incostanza dello scherno degli altri” si sposi benissimo con un commento fatto in merito all’album da un grande artista, che era anche stato tra i tuoi primi sostenitori; “la fitta sassaiola della gloria”

Mi duole bucare la tua bolla Michele, ma non è lo schermo degli anni che rende incostante lo scherno degli altri, è il fatto che il mondo e il contesto culturale siano cambiati, anche per opera tua senz’altro, ma se oggi non ti tirano sassi ma solo elogi e complimenti in questo infinito cumshot artistico è solo perchè non fai paura a nessuno di importante, e anzi sei diventato una delle suadenti voci del sistema, l’ennesimo che dice ai ragazzini che è giusto essere arrabbiati, l’ennesimo che offre facili soluzioni in capri espiatori e vittime da denigrare, come il malcapitato uomo che premette.

Sai, da un artista del tuo livello culturale, che si è messo per tutta la carriera la maschera del contestatore, mi sarei forse aspettato una reazione contro questo delirio di xenofobia ideologica e censura anti-intellettualista, invece oggi che la “sinistra” pare aver vinto a mani basse la guerra culturale e ha livelli di tolleranza e metodi simili al direttorio di Robespierre, tu ti metti giusto un gradino di dignità sopra a Benigni, e arrivi, senza mezze misure a giustificare l’idea di condannare una persona o un discorso solo sulla base delle sue premesse. Che oltre un decennio fa, in un altro contesto trovassi interessante la tua parte intollerante ha un senso, che in tutto questo tempo la tua posizione non sia cresciuta di un giorno invece un po’ fa piangere.

Senza premesse… facciamoci due domande: C’è bisogno di essere razzisti per pensare che il problema immigrazione non si presti a soluzioni utopistiche? C’è bisogno di essere maschilisti e sciovinisti per pensare che #metoo e il femminismo 3rd -4th wave abbiano i loro problemi, ipocrisie e scheletri nell’armadio? C’è bisogno di essere filocolonialisti per pensare che le accuse di appropriazione culturale onnipresenti siano spesso una balla culturalmente castrante? C’è bisogno di essere fascisti per affermare che una maestra che urla “morite merde” a un gruppo di celerini, o un gruppo di manifestanti che pesta quasi a morte uno sbirro siano un pessimo esempio di “antifascismo”?
Però sai bene immagino cosa succede a levare una parola contro questi movimenti; conta i microsecondi che passano tra una qualsiasi dichiarazione, con o senza premesse, di non apprezzamento per una qualsiasi frangia o idea del movimento SJW e una pioggia di accuse folli e infamanti. Questa cosa non solo non la condanni, ma la benedici con un brano dedicato,

Il problema politico però è il meno, la vera tragedia è spirituale e artistica; questa paura del contenuto sta decimando l’arte, e lo sapresti, lo vedresti se non fossi troppo impegnato a goderti la fitta sassaiola della gloria. La gente odia le premesse più di te, gli influencer, i promoter, e altre figure poco professionali che si fanno chiamare rigorosamente in inglese hanno preso il posto degli artisti e producono da decenni LA STESSA ROBA UGUALE A SE STESSA.
Le idee diverse fanno paura, come facevano paura le tue una volta, come hanno sempre fatto paura le idee degli artisti che hanno qualcosa da dire; se Van Gogh fosse vivo adesso non lo farebbero manco esporre per il cattivo carattere, d’altronde era pazzo, la gente non ha bisogno di certi pensieri; meglio un artista con un viso più presentabile e dei contenuti meno inquietanti no? Qualcuno la cui rabbia vada verso i soliti capri espiatori, qualcuno che ci dia facili scuse piuttosto che verità scomode e provocatorie. Dal pimparci la storia sono passati al pimparci la cultura contemporanea, servendoci come contorno mestoloni di nostalgia a suon di rock&roll cateterizzato, dagli AC/DC ai Pink Floyd passando per tutti quei metallari sempre uguali a se stessi, o quel qualcosa che pare tu stia cercando di diventare. Non so bene cosa mi aspettavo da un nuovo album di Caparezza, forse do troppa importanza alla parola “nuovo”.

Dovrò concludere che Caparezza non mi piace perchè non è politico abbastanza, o forse perchè se è politico, non lo è in maniera più intelligente e critica di Povia.

 

Oltre a esser l’uomo che premette, sarò anche l’uomo che fa una postfazione.

No, non sono sordo al fatto che questa tematica la vedi eccome: ma la soluzione è semplice; scrivi il testo che avresti voluto scrivere.

Non sei più Mikimix, e non sei manco il Caparezza dei tuoi primi album, non hai da fare inchini e reverenze a nessuno, sei un autore adulto, non hai motivo di “restare umile”, cosa che trovo curiosa in bocca a uno che si sentiva (a pieno diritto a mio avviso) nella posizione di bacchettare il sommo poeta appena un album fa.
Se dei fricchettoni coi piedi scalzi diventano ferventi nazi chiediti perchè; in piccolissima parte è anche colpa tua, nella modesta misura in cui “la mia parte intollerante” può aver legittimato una generazione all’uso del raid, discendente spirituale del zyklon B nella risoluzione di certi problemi.

Negli album di fumetti che leggi, MrHyde è da tempo diventato Hulk; e la rabbia infantile di uno schizofrenico risulta essere, nella narrazione dell’universo propagandistico Marvel/Disney “il più forte che c’è”
Io credo che da una grande cultura e competenza derivino grandi responsabilità, soprattutto in tempi deserti, e che forse sia tempo di trovare un eroe più saggio di cui scrivere le gesta nelle tue canzoni, o cui lasciare la penna in mano quando butti giu le rime.

Capisco che sei un prigioniero, ma potresti, e dovresti proprio scappare, a maggior ragione quando millanti pure di avere la chiave.

E dai, anche il Joker si rompe di governare Arkham dopo un po’.

Saluti dal tuo fan più pignolo e intollerante.

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